I 6 momenti in cui Callejon mi ha convinto a credere nello scudetto

O comunque in cui controllare l’emotività del momento è stato impossibile

Con la partita di Champions contro il Barcellona – salvi improbabili ripensamenti di mercato dell’ultim’ora – José Maria Callejon ha disputato la sua ultima gara con la maglia del Napoli.

Una storia lunga sette anni, 349 partite, 80 gol e 78 assist. Una storia iniziata nel 2013 con una frase dell’allora tecnico del Napoli Rafa Benitez, che in conferenza stampa lo definì “Un giocatore che può fare da 10 a 20 gol”; ma soprattutto un calciatore “Che vuole migliorare, vuole farlo bene: lui è convinto che lo farà bene qui”.

A confronto del colpo roboante con Gonzalo Higuain, l’arrivo di José a Napoli fu accolto più mestamente, e quelle parole ai più suonarono come una suggestione dell’oratore Benitez dal palco di Dimaro per non sminuire l’arrivo dello spagnolo agli occhi del pubblico.
Quelle parole, in realtà, furono piuttosto un incantesimo di un Benitez in versione mago, perché quell’anno Callejon segnò 14 reti, marchiando a fuoco l’esordio del Napoli in campionato (gol al Bologna), l’esordio in Champions (gol al Marsiglia) e segnando il primo dei tre gol che stesero la Roma nella semifinale di Coppa Italia (poi vinta contro la Fiorentina).


Fare magie per Rafa non era nemmeno una novità, tra l’altro

In barba alla regola aurea secondo la quale prima o poi ogni incantesimo esaurisce i propri effetti magici, José anche senza il suo mentore diviene pedina insostituibile per ogni altro allenatore sedutosi sulla panchina azzurra. Da Sarri a Gattuso, nessuno ha mai potuto fare a meno dell’intelligenza tattica dell’esterno spagnolo.

Schivo, riservato, ma in mezzo al campo agonista e guascone come pochi altri ammirati al San Paolo, Callejon incarna l’antieroe calcistico per eccellenza: la sua sintassi calcistica è asciutta, tutt’altro che funambolico, atarassico, eppure tremendamente efficace.
Nell’epica del tifo azzurro, la sua sarebbe una figura di secondo piano, ed invece è stato in via continuativa protagonista tecnico ed emozionale di un arco narrativo che ha segnato la storia del club, e che ora Napoli e napoletani non vorrebbero veder andare via.

Primo gol in maglia azzurra

Pronti, via, gol.

É di Callejon il primo gol del biennio rafaeliano. Era un Napoli rivoluzionato, con ambizioni scudetto ed europee, con nuovi equilibri ed una diversa vocazione tattica, con qualche certezza in meno ma con la forza e l’incoscienza di chi riparte da una pagina bianca.
L’incipit decide allora di scriverlo José, che si carica sulle spalle le ansie sportive di una piazza trovando un gol solo in apparenza casuale, ma in realtà cercato e voluto: con Higuain che elegge un altro spazio da attaccare, va lui ad occupare il centro dell’area per ribadire poi in rete un pallone deviato.

Le parole di Benitez erano tutt’altro che una suggestione: con uno come Callejon si vince, e lo si capisce appena guardandolo in campo. L’incipit gli dà così gusto che segnerà anche nelle due giornate successive, ribadendo il concetto anche nell’esordio in Champions League.



Lo sguardo di Buffon dopo un suo gol alla Juventus

É sempre il 2013, ed il Napoli vinse quella partita per 2-0 giocando in casa. Buffon aveva già iniziato la sua personalissima battaglia contro gli attaccanti napoletani, fin quando non capitola a tu per tu con Calletì.

I suoi occhi nell’immediato istante dopo il gol sembrano dire: “Questo è uno che ci crede sempre. Non molla mai. Non ci potevo fare nulla stavolta”.

É come se in quel momento il monolite bianconero non fosse più inscalfibile o comunque avesse perso la sua aura di gigante invincibile.
Alla fine la Juventus vinse comunque il campionato, ma in quel preciso momento nacquero contemporaneamente un sogno ed un amore.


minuto 1:30

L’arte di non mollare mai

Non esiste pallone che non meriti di essere giocato. Qualsiasi sia la sua direzione, altezza, forza, velocità, effetto.

Una delle più grandi lezioni del gioco di Callejon è proprio questa: quando i tuoi avversari hanno mollato la presa, credici un attimo in più e poi un attimo ancora. É lì che si fa la differenza.
Osservando la galleria delle sue reti in maglia azzurra, José è un fenomeno “di testa” ancor prima che tecnicamente e tatticamente.

Il suo gol contro la Roma del 2013 è un simbolo di questa sua filosofia: cross di Ghoulam forte, arcuato, su cui rinunciano l’intervento nell’ordine Maicon, De Sanctis, Benatia, Castan ed un giovanissimo Romagnoli. L’unico che ci crede è lui, Josè, che insacca con un colpo di testa – per giunta all’incrocio.
É la realizzazione di qualcosa già giudicato impossibile da “tutti gli altri”, che spacca il mondo in due categorie: chi vive di rimorsi e chi vive di gioie.

Il portiere giallorosso reagisce in malo modo al gol maledicendo gli eventi. Avrebbe fatto forse meglio a crederci fino in fondo, evitandosi un dispiacere.



La (ri)nascita di Sarri

Correva il 2015. Sarri raccoglie il Napoli dai cocci dell’ultimo sciagurato anno di Benitez e per lui i problemi si fanno subito sentire: partenza balbettante in campionato e tanti dubbi su un progetto tattico interessante ma che non si poteva aspettare ancora a lungo.

Poi via il 4-3-1-2, l’intuizione di Jorginho titolare in regia, Hysaj a destra in pianta stabile ed il Napoli si trasforma. Ed ovviamente il primo gol di questa nuova fase è ancora di Callejon, stavolta in Europa League contro il Brugge.

É il gol della nascita del Napoli di Sarri, che proprio da una mite serata di settembre partirà la sua scalata al Palazzo. É l’inizio del sogno dell’utopia sarrista della conquista dello scudetto.
Anche qui la storia ha poi raccontato altro, ma l’entusiasmo, l’euforia e l’atmosfera di quei tre anni saranno indimenticabili.



Il mezzo abbraccio con Higuain

Dopo il primo anno di assestamento, il Napoli sarrista riprende la sua marcia senza il suo uomo simbolo e fuoriclasse: Gonzalo Higuain viene ceduto alla Juventus dopo l’impresa dei 36 gol in campionato.

Come se non bastassero già i mille motivi che rendono Napoli-Juventus una sfida carica di significato, un’intera piazza aspetta adesso il primo incrocio coi bianconeri per vedere anche le reazioni dei suoi ex compagni di squadra.

José non delude le aspettative, e quel mezzo abbraccio con Higuain a fine partita (nemmeno poi così sentito) faceva capire la rabbia positiva che aveva in corpo per rilanciare la sfida scudetto.
Davanti a quell’immagine, ogni tifoso del Napoli ha sicuramente tirato un sospiro di sollievo: “I ragazzi ci credono ancora!”



Alla fine è solo un calcio ad un pallone

Il gesto tecnico è di quelli più semplici e ripetuti nel corso di una partita o di un allenamento, il momento è quello più pesante e decisivo della recente storia del Napoli.

É il minuto 89′, si gioca all’Allianz Stadium di Torino e la Juventus sta portando a casa un punto prezioso per la lotta scudetto sul Napoli.
Dalla bandierina c’è ovviamente Callejon, che con la leggerezza di un calcio d’angolo battuto ad inizio gara pennella un cross su cui impatta Koulibaly per il gol che deciderà il match.

Al momento del gol la scena è surreale: Callejon passeggia calmo poco lontano dalla bandierina con lo sguardo verso Koulibaly, che corre ad abbracciarlo ancora incredulo.

In questo semplice gesto c’è tutto José Maria Callejon: freddo, semplice, efficace, affidabile, sagace, sfrontato, incrollabile.
In questo semplice gesto c’è tutto il sogno di uno scudetto a cui José Maria Callejon ha fatto credere dal primo istante del suo arrivo a Napoli…


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