ABC: Arte, Bellezza e Calcio | VOL. 1

Questa rubrica si propone di andare controcorrente, per esplorare le similitudini tra le giocate più belle del mese e i quadri che hanno fatto la storia dell’arte.

È il 1893. Ad Oslo un gruppo di amici sta passeggiando su un sentiero in una sera d’estate.

All’improvviso uno dei tre si accascia al suolo, pietrificato dal color rosso del cielo che tinge le nuvole come di sangue. Paralizzato dal terrore, l’uomo percepisce il dolore acuto della natura che entrando in simbiosi con il suo malessere interiore lo convince a dipingere un nuovo quadro.


Edvard Munch dipinge quella sensazione provata sul sentiero per quasi vent’anni, fino al 1910, anno in cui porta a termine L’Urlo.


Il quadro, per tecnica e tematiche, getta le basi dell’espressionismo e più in generale della pittura del XX secolo, ponendo al centro l’alienazione e il malessere dell’artista, costretto a dipingere il suo dolore sulla tela per farsi ascoltare.


Questa propensione a piegare la realtà rielaborandola attraverso la propria emotività è il concetto di partenza dell’arte dal Novecento in poi.

Il risultato? Una presa di coscienza collettiva e un ampliamento del concetto stesso di Arte.


Ma quanto questo concetto è stato ampliato fino ad ora?

Arte non è più “solo” il dipinto o la scultura, arte è la fotografia, le installazioni, il design.

Se essa è l’espressione di chi compie un gesto quando arriva ai suoi massimi livelli, non è blasfemia trasportare certi bacini di senso anche all’interno del rettangolo verde, come dice il TATE sulle arti performative:

Artworks that are created through actions performed by the artist or other participants, which may be live or recorded, spontaneous or scripted

Se è complicato trovare le linee comuni, non è lo stesso per le differenze, a partire dalla maggiore: le arti performative classiche hanno nel solo gesto artistico la propria destinazione, nel calcio questa è rappresentata dai tre punti della vittoria, con o senza la soddisfazione della bellezza.


Siamo convinti che sia possibile trovare valenza artistica e piacere estetico nel calcio, nonostante siamo abituati a sentirci dire il contrario.

Il tutto tenendo bene a mente che l’obbiettivo primario del gioco del calcio non sono i tre punti, bensì il soddisfacimento estetico nel compiere (e nel mostrare a chi sta guardando) il gesto perfetto con il pallone tra i piedi.

Come da titolo quindi torniamo ad apprezzare il calcio dall’ABC: come compimento Artistico, come esaltazione della Bellezza, così come il Calcio vero è nato.


1) Suso vs Fiorentina

Starry Night – Vincent Van Gogh

I maggiori significati della vita si possono riconoscere solo nell’angoscia della notte.

A riconoscere questa enorme verità sono due categorie: gli artisti e i milanisti. Tormentati per anni da risultati catastrofici, è lì che risiede l’amore per la propria squadra e per le poche scintille di luce e colore che appaiono durante i 90 minuti di gioco.

Tra quelle c’è senza dubbio Suso, pseudonimo di Jesús Joaquín Fernández Sáenz de la Torre, che fa esplodere vorticose stelle nel cielo buio di Milano, proprio come faceva Vincent Van Gogh.


Nella notte stellata infatti:” Tra i vortici terrorizzanti del cielo notturno, solo gli astri si presentano come punti fermi e, dunque, come elementi attorno ai quali possono gravitare il colore ed il pensiero”.


2) Il primo gol di Zaniolo

Lake Starnberg – Wassily Kandinskij

Il primo gol in Serie A per Zaniolo è insieme principio e destinazione in un processo di crescita costante.

Il wonder boy giallorosso si sta rendendo conto di poter modellare gli elementi che gli stanno attorno a proprio piacimento, come fece Kandinskij nel 1908, quando inizio a trasformare ciò che vedeva in ciò che dipingeva.

Il pittore terminò infatti questo processo di astrazione delle forme e dei colori diventando un perno della pittura novecentesca.

Allo stesso modo Zaniolo trasforma la difficoltà altissima del gol contro il Sassuolo in semplicità pura, in un quadro perfetto di cui la mezzaluna disegnata dal suo cucchiaio è la linea principale.


Zaniolo é Kandinsky


III. Saponara e l’inganno allo Stadium


La Trahison des images – René Magritte

Alimentando il paradosso che questa rubrica vuole promuovere, chiunque abbia visto la partita (ad eccezione dei tifosi bianconeri) è pronto a giurare che questa sia finita per 2-2, sigillata da una folata di vento di Riccardo Saponara.

Tuttavia la perla in questione non ha impedito alla Juventus di aggiudicarsi i tre punti, proseguendo la sua marcia imperiale.


Allora quella palla all’incrocio è stata reale o meno?


Come ricorderemo quei pochi secondi resi immateriali da Valeri?
Questo numero di dicembre si chiude con più domande che risposte, proprio come era solito fare René Magritte. Nel suo La Trahison des images l’artista chiedeva infatti:

Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi, non è una pipa”

René Magritte

Per questo la nostra rubrica si pone l’obiettivo di premiare le giocate che non entrano negli highlights in lingua araba di YouTube.

Saponara però non conosce questa rubrica, infatti esce dal campo infuriato pochi minuti dopo aver compiuto uno dei gesti atletici più belli della sua carriera, probabilmente pensandolo perso per sempre.

Beh, non è così.


Ceci n’est pas un but

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