ABC: Arte, Bellezza e Calcio | VOL. 4

Questa rubrica si propone di andare controcorrente, per esplorare le similitudini tra le giocate più belle del mese e i quadri che hanno fatto la storia dell’arte

«Se non fossi diventato un cantante, sarei stato un calciatore o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività. Significa dare libero corso alla propria ispirazione».

Bob Marley

Non aveva certo bisogno di pensare ad altre carriere, Bob Marley: la sua da cantante era contaminata da una discreta vena artistica, dopotutto.

Eppure quella che possiamo definire come una delle personalità più influenti del ‘900 avrebbe scelto il calcio come seconda via per esprimere il proprio pensiero. La terza sarebbe stata la rivoluzione, in un terzetto di espressioni che possiamo prenderci la libertà di definire come sinonimi.

Infatti calcio, musica e rivoluzione si muovono all’unisono e si raggruppano nella macroarea di significato dell’Arte.

Non è un caso che la definizione per la macroarea ben si sposi con i tre termini che abbiamo accomunato:

“In senso lato, capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, e quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati”

Non siete convinti? Proviamo con una dimostrazione pratica di contaminazione: torniamo indietro al 19 aprile del 1989.

Come lo definireste: arte, calcio o rivoluzione?

Provate a dirci che vedendo questo video non vi venga in mente quella canzone, in una realizzazione artistica che non può essere migliorata: è unica e, proprio per questo, perfetta.

Tu lettore potresti allora controbattere che l’arte può facilmente ispirare il calcio ma non viceversa. Beh, potresti…

Sorrentino ringrazia le sue fonti di ispirazione: l’ultimo citato è Diego Armando Maradona

Nel continuo contaminarsi delle forme di espressione capita allora che la rivoluzione ispiri un tamburo, che il tamburo ispiri un palleggio e che un palleggio ispiri un regista da premio Oscar.

È questo il principio che ha portato all’idea fondante di ABC: «Un calciatore produce un’emozione che è identica a quella di un artista», diceva il buon Vittorio Sgarbi al Processo del lunedì.

Per questo, per il quarto mese di fila, riportiamo il Calcio al suo ABC: come compimento Artistico, come esaltazione della (grande) Bellezza, così come il Calcio vero è nato.


1) Dinamismo di Nicolò in progressione


Dinamismo di un cane al guinzaglio, Giacomo Balla

Strappa via il pallone e lo pulisce con una tecnica che gli permette di gestirlo con tocchi ravvicinati. Poi corre, corre come un forsennato. Quando serve scarica e si butta dentro, altre volte se ne va in solitaria. Quasi sempre fa la cosa giusta.

La sensazione è che ogni tackle, ogni passaggio del numero 18 rossoblù esca dallo scarpino leggermente perfezionato rispetto a quello precedente. A Verona il centrocampo diventa salottino di esposizione delle doti a 360 gradi del gioiello di Cagliari, il quale offre diverse interpretazioni dello stesso concetto, quello del centrocampista.

Nicolò è un po’ interdittore, un po’ incursore, illuminante nell’ultimo passaggio, insomma cuore pulsante della squadra di Maran.

Le sue molteplici qualità si radunano nella figura del tuttocampista (per la gioia degli esperti del calcio contemporaneo) che però eleva a tema centrale quello del dinamismo.

Lo stesso dinamismo del cane di Giacomo Balla, che fotografava i movimenti del cucciolo (e della padrona) dipingendoli sulla tela in maniera analitica. Nel risultato ogni sfumatura si unisce all’altra e ci restituisce il movimento: elemento centrale della corrente futurista, oggi rilanciata da Nicolò, da Cagliari.


Lezione di centrocampismo con prof. Barella – focus a 1:03

2) Benvenuti nel pianeta Arkadiusz

Ballerina in posa per il fotografo – Edgar Degas

Niente suolo, niente solidi per queste ballerine assolute […] nei loro corpi di cristallo elastico niente ossa, niente articolazioni, giunture invariabili, segmenti che si possano contare

Paul Valéry

Così Valéry spiegava le ballerine di Edgar Degas.

Umanoidi elastici che per raggiungere il momento di perfezione simmetrica dovevano passare una vita nella scoordinazione, offrendo al pittore il making of, ossia un corpo goffo, pieno di limiti.

Una innaturalezza che Degas sottolineava, ritraendo le sue ballerine sempre piegate, logorate, esauste.

Non sembra diverso, in questo senso, il corpo di Milik nell’azione dello 0 a 1 del Napoli.


Il suo metro e ottantasei infatti non gli permetterebbe di fare dei gol simili, ma Milik non lo sa e li segna lo stesso (semi cit.).

A Roma il polacco ha dimostrato nuovamente di essere il secondo attaccante (dopo il 7) più completo del campionato, capace di girarsi in un fazzoletto con un pallone scomodissimo e “spaccare la porta” mezzo secondo dopo, nell’incredulità della platea formata da Manolas, Fazio e Olsen.

Chapeau.


0:30 – Arkadiusz Milik Horror Show

3) Moise Bang

The dancers – Keith Haring

L’arte come metodo per impressionare, per lasciare il segno, questa come metodo per parlare dei valori della vita. Sopratutto l’arte come metodo per parlare a tutti, dal critico alla mostra al MoMA fino al senzatetto che guarda la strada in giro per il mondo.

In fondo questo era il principio fondante dell’arte di Keith Haring e della sua Pop-Art, resa indimenticabile dagli omini stilizzati di tutti i colori.

Il regno della strada è lo stesso evocato da Moise Kean, la nuova stella Hip-Hop del calcio italiano. Un ragazzo nato lo stesso anno in cui usciva The Marshall Mathers LP, per intederci.

Non bastassero i gol a ogni pallone toccato, Moise pensa bene di articolare ogni prestazione con quelle movenze da tutti-contro-tutti nel marciapiede dietro casa, dove vince chi non si spacca le ginocchia nell’asfalto.

Dopo questo stop di tacco, benvenuto in ABC, Moise.

Faccio quello Kean -voglio

A 1:15 la Moise Dance
Condividici

Commenta



Copyright 2018 Crampi Sportivi © All Rights Reserved