ABC: Arte, Bellezza e Calcio | Vol. 6

Questa rubrica si propone di andare controcorrente, per esplorare le similitudini tra le giocate più belle del mese e i quadri che hanno fatto la storia dell’arte.

La capacità di raccontare storie è uno degli istinti primordiali dell’uomo, fin dalla notte dei tempi. All’interno di questa antica Arte il concetto base, il vero motore di ogni storia, è sempre lo stesso: il conflitto.

Senza di esso non esiste azione (intesa come mutazione) e senza azione non c’è nulla da raccontare. Ogni conflitto ha una propria storia, e quest’anno siamo stati spettatori di uno scontro che ha toccato uno degli apici della narrazione del calcio italiano.

La tribuna di esperti ha ridotto a brandelli (dialetticamente parlando) l’allenatore più vincente degli ultimi tempi. Davanti al tribunale nazionale, l’accusato ha dovuto rispondere ad un’accusa quasi mai pronunciata, e dall’imputato stesso mai capita.
Un processo kafkiano che l’autore di questa rubrica si è goduto per tutta la primavera, fino al momento del verdetto. Massimiliano Allegri è stato giudicato colpevole.

Il conflitto dialettico tra i risultatisti e gli estéti (o cosidetti teorici) ha infiammato le penne dello stivale, in un miscugliarsi di opinioni e di vedute: i risultatisti che ridevano della bellezza, gli estéti che aspiravano al risultato. Odiandolo.

Il verdetto pronunciato da Andrea Agnelli ha risolto la bagarre, tuttavia infittendo ancor di più le trame. Qual è la vera motivazione dell’esonero? Il non esser riuscito a centrare il risultato principale o il non aver prodotto che una manciata di partite che noi definiremmo “belle da vedere”? 

Dunque la mancanza del risultato, o quella della bellezza?

Quando è stato partorito il primo di questi sei volumi di ABC non avrei mai pensato che l’eterno conflitto avrebbe generato l’esonero più discusso degli ultimi anni di calcio nostrano. Eppure la controversa figura di Allegri riesce a porre l’interrogativo anche sulle accuse principali su cui si dovrebbe costruire un processo a lui dedicato. 

La completa libertà data alla costruzione offensiva è il punto di partenza e allo stesso tempo cardine dell’accusa: la cosiddetta mancanza di una identità di gioco. Ma può l’assoluta libertà essere il punto di partenza per un’accusa di risultatismo?
Può un risultatista difendere la libertà e un estéta richiedere il rigore (no, non il penalty) calcistico?

Su ABC ci godiamo il bel calcio, a prescindere da come venga espresso: attraverso la libertà assoluta affidata alla creatività dei singoli, o attraverso l’allenamento di uno schema ripetuto un milione di volte il giovedì mattina.
Il sesto e ultimo volume di ABC non vuole essere una risposta a questo dilemma, perché come diceva il più grande: se non si sa la risposta, il silenzio è oro.

Andiamo avanti però con la considerazione zero, espressa ormai sei mesi fa: si può aspirare al piacere estetico nel calcio, a prescindere dal risultato?

Non si può, si deve.


Il Gallo Dada

Duchamp è Belotti
Gioconda con i baffi – Marcel Duchamp

La rovesciata è da sempre il simbolo del calcio. In essa ci rivediamo sempre il gesto tecnico più completo per atleticità, tempismo, follia. Essa si reincarna nei giocatori più forti ed eleganti di sempre, e chi riesce a completare l’opera anche senza il bagaglio tecnico dei migliori, entra comunque nella storia. Bressan insegna.

Belotti si reincarna in Rivaldo, Djorkaeff, Ronaldo, dissacrandoli e applicando il proprio marchio personale. Rifiutandone il concetto di fondo e inserendone uno di rivalsa, di lotta personale e, allo stesso tempo, di rifiuto di classe.

Questa qui la sappiamo fare anche noi di provincia.

Il Gallo Dada se fosse in un film di Sergio Leone

Come Marcel Duchamp e la sua Gioconda con i baffi, manifesto del movimento Dadaista.

Rimetto in discussione tutto, proprio tutto, proprio tutto. Forse non sono Dada, ma sono un po’ Da-da-un-pò, Da-da-un-pò!

Caparezza
Il Gallo con i baffi

Il taglio di Kessie

Fontana è Kessie
Concetto spaziale – Attesa – Lucio Fontana

Ma che cos’è l’attesa? È il tempo dell’assenza, che presuppone un presente e un futuro. Si tratta di un lavoro concettuale, perché ciò che sta dietro a una di queste opere è la parte più importante. 

http://zebrart.it/lucio-fontana-tagli-su-tela/

Una coltellata che porta all’altrove. Un portale che nasconde qualcosa. Un posto migliore o peggiore? Non si sa.

E il lasciare il solo spiraglio, proprio a non far vedere cosa c’è dopo, è la risposta alla domanda. Si potrebbe aprire di più o non aprire in partenza, eppure l’azione c’è, e apre il varco. Squarcia la tela Frank, la squarcia con la punta dello scarpino, come se fosse in un campo di calcio a 5.

La stessa operazione che svolgeva anche Lucio, che partiva da un azione su una superficie, e attraverso quella ragionava sullo spazio e sul tempo.

Dietro quello squarcio c’è l’Europa o c’è il baratro?

La risposta ai rossoneri arriva al 90esimo.

Il rasoio di Kessie

Alessio Cragno (sei un folle)

Munch è Cragno
L’Urlo – Edvard Munch

Facciamo una premessa: Alessio Cragno non è reale. Perché quella esplosività in un fisico tutto sommato nella norma; quell’istinto, quei riflessi lì, te li ritrovi solo se non sei vero. Un animale, un alieno, Spiderman (appunto).

Ci sono pochissimi metri di distanza sul colpo di testa di Mertens e l’incrocio della porta del San Paolo, tra di esse c’è Cragno.

Andando a vedere il replay attentamente il braccio si alza in maniera innaturale, da solo, e il corpo si solleva sulla spinta solo qualche decimo di secondo dopo. Innaturalmente perché di naturale qua non c’è nulla, diciamolo.

L’Urlo dello stadio si infrange sul palmo del portiere del Cagliari, ed entra nella bocca spalancata dell’attaccante belga, che sa di aver visto un gesto tecnico degno dell’ultimo quadro, dell’ultimo numero di ABC: Arte, Bellezza e Calcio. 

È stato bellissimo e stranissimo. Grazie alla redazione, e grazie a Voi.

Cragno sei un pazzo

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