La squadra folle che avrebbe avuto il Pescara se…

Il Delfino Pescara, meglio conosciuto semplicemente come Pescara, è l’unica squadra di calcio abruzzese ad aver raggiunto la massima serie del campionato italiano.

Fondata nel 1936, la società vanta la 39° miglior tradizione sportiva fra i club che hanno militato in Serie A e occupa il 52° posto nella classifica perpetua dal 1929, graduatoria in cui figurano i club pilastri della nostra storia calcistica.

Oggi vi portiamo nell’universo parallelo in cui, nel 2009, degli sceicchi Emiri rilevano il club dall’asta fallimentare che l’ha visto partecipe, procedendo a una corposa ricapitalizzazione società e decidendo di non sacrificare più nessun giocatore, perché di plusvalenze non ce n’è più bisogno.

Le presenze in Serie B sono state fin troppe, è arrivato il momento di puntare alla qualificazione per l’Europa che conta. Andiamo a scoprire che razza di formazione potrebbero vantare oggi gli abruzzesi se il mondo del pallone girasse alla rovescia, un 4–3–3 dar far invidia a molti.

Portiere — Mattia Perin

Classe 1992, uno dei miglior portieri italiani della sua generazione. Paragonato a Walter Zenga per caratteristiche e movenze, spicca per reattività e senso del piazzamento. Sin da piccolo capisce che il suo destino è tra i pali:

«Giocavo in cortile ed ero il più piccolo. Avrò avuto 4–5 anni. Insomma, ogni volta che mi arrivava la palla, la fermavo con le mani e poi la calciavo. Mi dissero: tanto vale che stai in porta. E mi è piaciuto. Quando entrai nella scuola calcio del Latina chiarii subito che avrei voluto fare il portiere. Risposero: accomodati, tanto quel ruolo non lo vuole nessuno».

Dopo tre stagioni al Genoa e una a Padova, decide che Pescara è la città giusta per fare il salto di qualità definitivo.


Terzino destro — Francesco Zampano

Ha un fratello gemello di nome Giuseppe, con cui ha giocato sia alla Sampdoria che al Virtus Entella. Approdato a Pescara nel 2014, la sua intelligenza tattica — combinata alla velocità e all’egregia capacità di eseguire i cross per i compagni in area — fanno di lui uno dei terzini offensivi di maggior spicco nel panorama calcistico italiano.

Difensore centrale — Marco Capuano

Di padre in figlio: il più grande è stato un attaccante del Pescara e, dopo essersi ritirato, ha allenato delle squadre abruzzesi. Abile nei contrasti e nel gioco aereo, oltre che negli anticipi, il più piccolo decide di proseguire le orme del primo. Fedeltà eterna ai colori biancoazzurri.

Difensore centrale — Bartosz Salamon

Perno della nazionale polacca. La Sampdoria lo acquista a titolo definitivo dal Milan nel 2014, ma in Liguria non trova spazio. Le sue buone qualità fisiche abbinate a un’eccellente visione di gioco spingono il Pescara a puntare su di lui… che intuizione!

Terzino sinistro — Cristiano Biraghi

Grande spinta, buona prestanza fisica e ottima corsa — coniugate con uno spirito dotato di una grande foga agonistica — sono le sue caratteristiche principali. Approdato nella provincia abruzzese nel 2016 e memore del suo esordio in Champions League, avvenuto con l’Inter di Benitez nel lontano 2010 nella sfida vinta dai nerazzurri contro il Twente, capisce che è arrivato il momento di rivivere quell’emozione.

Centrocampista centrale — Marco Verratti

Senza ombra di dubbio è il calciatore di spicco nell’undici titolare, nonché uno dei più forti e completi al mondo. Di statura minuta è dotato di ottimo palleggio, abilità che gli consente di dettare i tempi di gioco ed impostare l’azione. Un contratto plurimilionario offertogli dal Paris Saint German lo suggestiona, ma il desiderio di conquistare traguardi importanti con la squadra della sua città natale è molto più soddisfacente.

Centrocampista centrale — Bryan Cristante

Probabilmente uno dei più grandi rimpianti del Milan. Nel settembre del 2014, dopo avergli dato poco spazio, la società rossonera decide di cederlo a titolo definitivo al Benfica per sei milioni di euro. Due anni dopo il Pescara riesce a riportarlo in Serie A: oggi il suo valore si è più che quadruplicato. Quantità e qualità in mezzo al campo. Una svolta.

Centrocampista centrale — Lucas Torreira

Uruguayano di quelli tosti, un recupera palloni dal moto perpetuo, riesce a unire il lavoro sporco da incontrista ai compiti più sottili di regia. Tutte le azioni offensive passano per i suoi piedi. I calciatori a cui si ispira: David Pizarro e Lucas Biglia. Impossibile metterlo sul mercato.

Ala destra — Gianluca Lapadula

Rabbia agonistica fuori dal comune. Centravanti dinamico con un piede sinistro dal tiro impressionante, che sa anche interpretare il ruolo di esterno destro o sinistro. Il tuttofare del reparto offensivo pescarese.

Ala sinistra — Lorenzo Insigne

Partenopeo doc, originario di Fratta Maggiore. Nel 2006, a 15 anni compiuti, entra a far parte del settore giovanile del Napoli, che lo acquista dall’Olimpia Sant’Arpino per la cifra di 1500 euro. Nel 2011 passa a titolo temporaneo a Pescara, che nel suo contratto inserisce un diritto di recompra. Da quel momento la sua stella inizia a brillare: è la consacrazione nel calcio che conta, secondo nella classifica dei marcatori stagionali della squadra. Impossibile immaginare il Pescara senza le sue giocate e i suoi gol. Il ritorno in patria può attendere, la proprietà araba lo riacquista immediatamente.

Prima punta — Ciro Immobile

Bomber di razza: approdato a Pescara, Immobile segna la sua prima rete con gli abruzzesi al debutto in campionato contro il Verona. Da allora in poi una media-gol impressionante: 28 reti in 37 presenze in una stagione di B. Con il suo compagno di reparto e grande amico, Lorenzo Insigne, si profila una coppia d’attacco stellare: la Champions League non è più un miraggio.


La riserve (o meglio, la seconda squadra)

Morgan De Sanctis

Un veterano tra i pali. Soprannominato “il pirata”, la sua umiltà gli consiglia di lasciar spazio al più che promettente Perin.

Bruno Martella

184 cm per 78 kg: fisico perfetto per fare il calciatore. La sua corsa è fondamentale per rincorrere gli attaccanti avversari.

Marco Perrotta

Esordisce in Serie B all’età di 17 anni. Il futuro.

Simone Romagnoli

Omonimo di Alessio, centrale difensivo del Milan, probabilmente suo parente chissà in quale lontana generazione. Ragazzo posato, intelligente, timido, Simone cresce con la maglia rossonera e fa tutta la trafila delle giovanili, ma non trova spazio in prima squadra. L’unico a credere in lui è Zdenek Zeman che, dopo averlo allenato a Foggia, lo ritrova nel 2011 a Pescara. Pura casualità?

Rolando Mandragora

Nasce calcisticamente come mediano, ma all’occorrenza può essere impiegato anche come difensore centrale.

Birkir Bjarnason

Forte fisicamente e combattivo, duro nei contrasti, resistente, con una buona elevazione e bravo anche in progressione. Sarà per caso merito del freddo gelido d’Islanda, suo paese di origine?

Federico Viviani

Figlio di Mauro Viviani, ex calciatore della Lazio, ma cresciuto nelle giovanili della Roma. Incompreso nella capitale per via della troppa pressione della tifoseria, si trasferisce nella provincia abruzzese. I suoi calci di punizione sono sensazionali.

Juan Fernando Quintero

Quando entra in campo incanta il pubblico dell’Adriatico con i suoi dribbling. Colombiano, in patria l’hanno paragonato al suo connazionale James Rodriguez.

Matteo Politano

Esterno destro. La sua specialità: finta a rientrare e sinistro sotto l’incrocio.

Gianluca Caprari

Impegno e dedizione: lui accetta senza controbattere la panchina, ma quando entra segna sempre. Cinico.

Roberto Inglese

Cresciuto nelle giovanili, l’alternanza con Ciro Immobile non lo preoccupa. Dotato di una possente elevazione, il colpo di testa è il suo punto di forza.

Federico Di Francesco

Un altro figlio d’arte può far sempre comodo, no?


Articolo a cura di Andrea Angelucci — Classe ‘95, studente di Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma e appassionato di musica inglese, inizia a dedicarsi alla scrittura quando capisce di non poter avere un futuro con il pallone tra i piedi.

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