4 +1 sventure europee del Milan

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

Certo, lo sanno tutti, e non solo perchè hanno visto lo Spiderm-Man di Sam Raimi.

Chi vuole essere forte nel calcio deve sapere che bisogna esserlo sempre, con le piccole e con le grandi.

Facciamo un esempio: la Juventus in questo momento è indicata dai media internazionali e italiani come la prima candidata ad alzare la Champions League.

Una squadra che può avere il potere di permettersi Cristiano Ronaldo, Giorgio Chiellini, Paulo Dybala e Miralem Pjanic tout ensamble. Perciò deve vincerle tutte, non solo per motivi di obbiettivo o peggio ancora di BILANCIO.  

Tuttavia si chiedono in molti: che cosa sarebbe successo se la Juve dei grandi, avesse smarrito la via del cammino europeo già a dicembre ?

Se quella sconfitta contro lo Young Boys avesse messo un bastone più che ingombrante sulle scintillante ruote della berlina bianconera ?

Ma non lo è stato, tutti tranquilli; il fato ha deciso che non era il momento di screditare tutta quella qualità applicata a un 115×65.

Ma se oggi è tempo di Juventus, una volta quello scettro lo aveva il Milan, che da Van Basten a Schevchenko, da Virdis a Inzaghi, è stata per tanti anni la squadra che doveva battere tutti.

Ma loro – come succede spesso – incontrarono spesso e volentieri diverse bucce di banana, che per la legge del contrappasso, più sono grandi e meno sono importanti le squadre contro cui si gioca.

È una delle delle leggi universali non scritte del calcio, che valgono per tutte le categorie e competizioni, dalla Promozione alla Coppa del Mondo.

Dunque, se siete rossoneri, ma soprattutto, se il masochismo sportivo può portare un po’ di gaiezza sportiva nei vostri momenti sul divano, a chi tifa Inter, Juve o ha votato Veltroni, è giusto regalare al tuo parente-amico-fidanzata-fidanzata-genitore-macellaio-corriere di Amazon rigorosamente tifoso milanista, queste quattro perle europee.

Insomma, i più celebri episodi del Milanexit da ricordare.

OLYMPIAKOS-MILAN 3-1; stadio Piero, Atene, 13 dicembre 2018


“Ma no, è solo un rumorino, poi vedi come …”

Eh si, il caro Giovanni Storti aveva proprio ragione.

Non sempre gli allarmi sono presi sul serio, e quando a Milano, nei giorni antecedenti a Olympiakos-Milan, il tifo rossonero denunciava timore per la trasferta greca, non era un’idea così sconsiderata.

Il Milan è praticamente decimato: mancano Biglia, Romagnoli, Bonaventura, Suso e Musacchio;

l’Olympiakos è tosto ma i rossoneri devono preservare un risultato che non comprenda una differenza di due gol in favore dei greci.

Secondo molti è fattibile, ma occhio ai greci.

Il Milan inizia malissimo la partita in uno stadio che per l’occasione ha i colori dell’Olympiakos, i suoni dell’Africa, la temperatura di un impianto sudamericano e un complessivo di cattiveria pari a un qualche derby dell’est Europa.

Dopo deviazioni, tiri impossibili, sgambetti, urla, (un flauto), Zapata che fa cose e una pioggia di palloni, l’Olympiakos vince tre a uno ed elimina il Milan dall’Europa League.

Grande rammarico a Milano per una competizione giocata male e con poca convinzione, tanto che sul banco degli imputati salgono tutti, persino il famigerato Higuain.

Tutti hanno ripetuto in maniera anche un po’ banale il titolo “tragedia greca”, come una volta a Istanbul e come ogni qualvolta una squadra italiana prende le scoppole contro una greca.

Ecco, mai come questa volta un titolo è stato tanto azzeccato.


Deportivo La Coruna – Milan 4-0; Estadio Riazor, La Coruna, aprile 2004


LA CORUNA – Milan | 7 aprile 2004 (FOTO: Jamie McDonald/Getty Images)

Attualmente il Deportivo La Coruna gioca in Segunda Division.

È uno dei club più famosi, storici e rispettati di Spagna, localizzato nella zona della Galizia e titolare di uno degli impianti più celebri d’Europa, il Riazor di La Coruna (è stato per anni un must degli stadi di Pes).

Il Milan è quello di Carlo Ancelotti, di Inzaghi, Sheva, Nesta, Maldini e addirittura uno smagliante Clarence Seedorf.

L’andata ha reso il ritorno praticamente una formalità: 4-1 a San Siro e Galliani che, già esultante per quanto aveva concesso l’urna di Nyon, si sfrega le mani per l’agevole ritorno in Spagna.

Eppure …

Minuto numero cinque: sinistro di Walter Pandiani e gol, 1-0 Depor; trenta minuti dopo: Valeròn (uomo di punta degli spagnoli) di testa fa 2-0;

un minuto al recupero del primo tempo: bomber Luque fa 3-0. Con questo risultato il Milan è a casa a 45 minuti dalla fine.

I rossoneri si caricano, capiscono la difficoltà e abbassano le pretese della propria tracontanza in favore di umiltà e impegno. Ma non ce n’è bisogno.

È il minuto settantasei e Fran, un classe 69’ che ha giocato solo e soltanto nel maledetto Depor, firma violentemente il 4-0.

Galliani perde qualche anno di vita, il morale e la testa dei rossoneri scendono al secondo girone del settimo cerchio infernale: quello dei suicidi e degli scialaquatori.

Il Milan esce dalla Champions League con la miseria di chi ha perso tutto, suicidandosi contro una squadra tecnicamente lontana anni luce.

Anceloti and company hanno regalato al popolo di La Coruna una serata indimenticabile. La stessa che osannano oggi in Segunda Division.


Milan-Rosenborg 1-2; Stadio San Siro, Milano, dicembre 1996


Tra l’altro, è facile riconoscere la tenera voce di un giovane Sandro Piccinini e una delle prime apparizioni di “la sciabolata”

Goteborg, Porto e Ronsborg, un girone clamorosamente facile.

Non importa se il Milan è in una condizione tecnica difficile, se la stagione con Oscar Tabarez non decolla e se il presidente della squadra, da poco al Governo, è un catalizzatore di critiche e attacchi.

Il Milan deve passare, non c’è verso.

Ma saltando qualche passaggio di questa triste storia e arrivando fino al momento clou del famigerato girone – l’ultima partita – il Milan si trova a combattere per la promozione alla fase a eliminazione diretta.

Niente spumante o cori di gloria: la situazione è grottesca e critica.

I rossoneri hanno perso col Porto la prima partita e pareggiato la seconda, hanno fatto tre punti col Goteborg e vinto con il Rosenborg in trasferta.

L’ultima giornata coi norvegesi di Tondheim in casa sarà decisiva. C’è un pimpante Sacchi in panchina, richiamato da Scilvio dopo la fortunata annata negli Ottanta; in campo giocano un giovanissimo Ambrosini, Sebastiano Rossi, Franco Baresi e Roby Baggio.

Ma il proscenio della Scala del calcio è tutto per la banda norvegese, che con il micidiale Brattbakk prima va uno a zero, poi, dopo il gol di Dugarry (oggetto misterioso in casa Milan), il “figlio di Odino” Heggen sfrutta un’uscita a vuoto di Rossi per fare 2-1.

San Siro si scatena, e in una delle rare volte della storai biblica, il Diavolo viene messo sotto dall’uomo.

Scattano contestazioni e proteste, la curva vuole la testa di Rossi e la Milano rossonera viene sbeffeggiata da tutta Italia.

Anche qui, i titoli si sprecano, ma il migliore rimane “profondo rossonero”.


Milan-Waregem 1-2, Stadio San Siro, Milano, dicembre 1985


Si chiamava Coppa UEFA e si giocava sempre di giovedì.

Il Milan scrive – non necessariamente per colpa sua – una delle pagine più tristi della sua storia sportiva. Il modesto Waregem, squadra belga dai volti sconosciuti se non per Veyet, rapina San Siro in tutti i sensi.

Primo perchè viola calcisticamente uno stadio che per molti di loro rimarrà la cattedrale più bella mai visistata, e in secondo luogo perchè l’arbitro di quella partita regalerà un rigore praticamente inesistente alla squadra belga.

Ma si proceda con ordine.

Il Milan è agli ottavi della competizione e ha pareggiato a Waregem uno a uno all’andata. La squadra di Nils Liedholm , ancora sotto la presidenza Farina, può vantare Baresi, Maldini, Virdis, Di Bartolomei e Hateley (anche se per quella partita era indisponibile) e la superiorità tecnica è indiscutibile.

Il Milan va in vantaggio con Bortolazzi al 38’, tiro da fuori che va sotto la traversa. Poi il rigore clamoroso: uscita sgangherata di Terrano, Maldini entra sulla palla e il fallo ci può anche stare (contrasto molto duro), ma il fatto è che il contatto è mezzo metro clamorosamente fuori area.

Sotto la pioggia di oggetti che cadono in area di rigore, il Waregem segna il rigore (che era stato tolto e poi infine riconcesso) e fa 1-1 al 44’.

“Mi sembra che l’arbitro conceda un calcio di rigore”

Telecronista Rai

Poi il delirio.

Mutombo fa partire un cross che trova da solo Veyet che insacca di testa il 2-1 per i belgi a poco più di venti minuti dalla fine.

Il Milan crea un forcing ma non riesce a sfondare la difesa avversaria.

Rossoneri fuori dalla Coppa UEFA e il presidente Giusy Farina, l’indomani della sconfitta, presenta le dimissioni, aprendo di fatto all’avvento del magnate delle telecomunicazioni Sivlio Berlusconi.

Di fatto, quella sconfitta col Waregem, può definirsi un pezzo di storia d’Italia.


(Bonus Track) Olympique Marsiglia-Milan 1-0: sicuro di voler uscire senza salvare?


Galliani in campo per chiedere la sospensione della partita: EPICO

Se il tuo livello di socialità è talmente alto da permetterti di raccontare disgrazie rossonere ad amici e parenti, ecco una bonus track favolosa: un grande finale tutto fa gustare.

La sera del 20 marzo 1991 il Milan è in trasferta di Champions League al Velodrome di Marsiglia per i quarti di finale.

Chris Waddle segna al settantacinquesimo per i padroni di cas, col Milan di Sacchi super favorita per la vittoria finale, anche perchè i rossoneri avevano vinto le due precedenti edizioni.

Ma in una partita brutta e senza l’ombra di una vittoria, uno dei riflettori dell’imponente inmpianto riveresco cessa di funzionare al minuto 87.

Galliani e Berlusconi in tribuna© sono visibilmente nervosi e l’.a.d. rossonero spinge per rinviare la gara.

Dopo alcuni minuti senza gioco, il riflettore riprende la sua illuminazione e la gara prosegue. Con questo risultato il Milan sarebbe esonerato dalla competizione.

Ma prima del fischio finale Galliani scende inviperito negli spogliatoi e poi in campo, nel mezzo della gara, chiede ai suoi giocatori di abbandonare la gara.

Ovviamente, la genialata del condor non si traduce in nulla di produttivo come sperava (ripetizione della gara per insufficienze strutturali) ma anzi, peggiora le cose.

La batosta è ancor più grossa perchè il Milan perde a tavolino 3-0 e i rossoneri sono esclusi da qualsivoglia competizione europea per l’anno successivo.

Il Marsiglia era certamente una squadra buona e con ottimi giocatori (il Papin del Pallone d’Oro) e arrivò addirittura in finale, che all’epoca si giocò a Bari. Anche stavolta, Figuracce – Milan 1-0.

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